ChatGPT Ads Manager disponibile in Italia e in Europa: come fare pubblicità su ChatGPT

OpenAI apre l’accesso self-service a ChatGPT Ads in Italia e in numerosi mercati europei: aziende e advertiser possono ora creare direttamente campagne pubblicitarie su ChatGPT.

ChatGPT ADS - Foto OpenAI
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La pubblicità su ChatGPT entra in una nuova fase anche in Italia e in Europa. OpenAI ha aperto l’accesso self-service a ChatGPT Ads Manager in numerosi mercati europei, permettendo alle aziende di creare e gestire direttamente le proprie campagne pubblicitarie sulla piattaforma. La novità segna un passaggio importante nell’evoluzione del modello di business di OpenAI e, più in generale, nel digital advertising: accanto a Google Ads, Meta Ads, TikTok Ads e alle altre grandi piattaforme pubblicitarie arriva un ambiente nel quale gli inserzionisti possono raggiungere gli utenti mentre stanno conversando con un’intelligenza artificiale, confrontando alternative e prendendo decisioni.

Secondo la pagina ufficiale sulla disponibilità di Ads Manager, il self-service è ora disponibile anche in Italia, Francia, Germania, Spagna, Portogallo e in numerosi altri mercati europei.

ChatGPT Ads Manager arriva in Italia e in Europa

OpenAI aveva annunciato il 18 agosto 2026 l’espansione di ChatGPT Ads in diversi mercati europei. La prima fase prevedeva un accesso più controllato alle campagne pubblicitarie, mentre il self-service era stato annunciato per una fase successiva. Ora quel passaggio è avvenuto. La pagina ufficiale Ads Manager Availability di OpenAI indica infatti come disponibile l’accesso diretto alla piattaforma in Italia e in numerosi altri mercati europei.

La disponibilità non riguarda quindi soltanto il mercato italiano, ma rappresenta una vera apertura europea della piattaforma pubblicitaria di ChatGPT. OpenAI sta inoltre comunicando direttamente agli inserzionisti europei l’apertura della piattaforma. In una comunicazione dedicata ad Ads Manager Beta, la società conferma che ChatGPT Ads Manager è ora disponibile per gli inserzionisti con sede in Europa e invita le aziende a iniziare a utilizzare il nuovo canale pubblicitario.

Nella stessa comunicazione, OpenAI sottolinea che oltre un miliardo di persone utilizza regolarmente ChatGPT per rispondere a domande, svolgere attività, prendere decisioni e scoprire prodotti e servizi. È proprio questo contesto decisionale a rappresentare uno degli elementi più interessanti del nuovo modello pubblicitario.

OpenAI ha pubblicato anche un webinar dedicato ai professionisti del marketing, dal titolo “The decision is the opportunity: ChatGPT Ads, a new channel for marketers”, nel quale approfondisce funzionamento della piattaforma pubblicitaria, targeting, sicurezza, risultati per gli inserzionisti e processo di onboarding.

Open AI ADS
Open AI ADS

Che cos’è ChatGPT Ads Manager

ChatGPT Ads Manager è la piattaforma pubblicitaria self-service attraverso la quale gli inserzionisti possono creare e gestire campagne destinate agli utenti di ChatGPT. Il principio ricorda quello degli advertising manager già utilizzati nel digital marketing: l’azienda crea un account, imposta una campagna, definisce budget e obiettivi, prepara l’annuncio e successivamente ne controlla le performance.

La vera differenza non è quindi tanto nell’esistenza di un nuovo pannello pubblicitario, quanto nel contesto nel quale l’annuncio può essere mostrato. ChatGPT viene utilizzato sempre più spesso non soltanto per ottenere informazioni, ma anche per valutare prodotti, confrontare servizi, pianificare acquisti, organizzare viaggi o individuare strumenti professionali. È proprio in questi momenti che la pubblicità può entrare nell’esperienza dell’utente.

Come funzionano gli annunci pubblicitari su ChatGPT

OpenAI descrive ChatGPT come un ambiente nel quale le persone arrivano spesso con un obiettivo preciso. Un utente può chiedere quale software acquistare per la propria azienda, quale destinazione scegliere per un viaggio, quale computer sia più adatto alle proprie esigenze oppure quali strumenti utilizzare per risolvere un problema specifico.

Una conversazione può quindi esprimere un’intenzione molto più articolata rispetto a una semplice keyword digitata in un motore di ricerca. Immaginiamo, per esempio, una richiesta come: “Cerco un CRM semplice per una piccola agenzia di cinque persone, possibilmente utilizzabile anche da smartphone e con un costo inferiore a 100 euro al mese.”

Il sistema dispone in questo caso di molte più informazioni rispetto alla ricerca generica “miglior CRM”. È proprio questa ricchezza del contesto conversazionale a rendere ChatGPT Ads particolarmente interessante per marketer e advertiser.

Gli annunci non modificano le risposte di ChatGPT

Uno degli aspetti sui quali OpenAI insiste maggiormente riguarda la separazione tra pubblicità e risposte dell’assistente. Gli annunci vengono presentati come contenuti sponsorizzati separati e non determinano ciò che ChatGPT risponde all’utente. In altre parole, un inserzionista può acquistare uno spazio pubblicitario, ma non può acquistare una risposta favorevole del modello né intervenire sul contenuto generato dall’intelligenza artificiale. È una distinzione fondamentale, perché la credibilità delle risposte rappresenta uno degli elementi più delicati nell’introduzione dell’advertising all’interno di un assistente conversazionale.

Chi vede la pubblicità su ChatGPT

Gli annunci non sono destinati indistintamente a tutti gli utenti. Secondo quanto indicato da OpenAI, possono essere mostrati agli utenti dei piani Free e Go. I piani a pagamento Plus, Pro, Business, Enterprise ed Edu restano invece senza pubblicità. OpenAI dichiara inoltre di non mostrare annunci agli account identificati come appartenenti a persone con meno di 18 anni. La pubblicità diventa quindi anche uno degli strumenti attraverso i quali OpenAI può sostenere economicamente l’accesso gratuito o a basso costo a ChatGPT.

Perché ChatGPT Ads è diverso da Google Ads

Il paragone con Google Ads è inevitabile, ma sarebbe riduttivo considerare ChatGPT Ads semplicemente come un nuovo motore di ricerca pubblicitario. Google intercetta principalmente una query. ChatGPT può invece comprendere una sequenza di domande, esigenze, preferenze e vincoli espressi durante una conversazione. Questo potrebbe consentire di individuare non soltanto cosa sta cercando una persona, ma anche perché lo sta cercando e quali caratteristiche considera importanti per prendere una decisione.

Per il digital advertising significa passare progressivamente dal concetto di keyword a quello di intento conversazionale. Non significa che Google Ads perda improvvisamente importanza. Search advertising, social advertising e advertising conversazionale rispondono a logiche differenti e potranno convivere all’interno dello stesso customer journey.

Dalla keyword al contesto della conversazione

Per anni buona parte del search marketing è stata costruita intorno alla scelta delle parole chiave. Con l’intelligenza artificiale generativa questo paradigma sta già cambiando anche sul fronte organico. Aziende ed editori stanno infatti cercando di capire come ottenere visibilità non soltanto sui motori di ricerca, ma anche nelle risposte prodotte dalle piattaforme AI.

L’arrivo della pubblicità introduce un secondo livello: accanto alla visibilità organica nelle risposte delle intelligenze artificiali nasce una visibilità acquistabile. SEO, GEO, AI visibility e advertising conversazionale potrebbero quindi diventare componenti differenti di una strategia sempre più integrata.

Quali aziende potrebbero beneficiare maggiormente di ChatGPT Ads

È ancora presto per stabilire quali settori riusciranno a ottenere le performance migliori. Molto dipenderà dai costi, dai volumi disponibili e dalla qualità effettiva del traffico. Alcune categorie, tuttavia, sembrano particolarmente compatibili con un ambiente nel quale le persone utilizzano l’intelligenza artificiale per confrontare alternative e prendere decisioni.

  • software e servizi SaaS;
  • e-commerce;
  • turismo e hospitality;
  • formazione;
  • servizi professionali;
  • tecnologia ed elettronica;
  • servizi finanziari ammessi dalle policy pubblicitarie;
  • prodotti e servizi B2B;
  • strumenti per professionisti e imprese.

Un hotel potrebbe, per esempio, intercettare una persona che sta organizzando un viaggio. Un software gestionale potrebbe raggiungere un imprenditore che sta confrontando diversi CRM. Un servizio online potrebbe presentarsi mentre l’utente sta cercando una soluzione concreta a un problema. Il valore potenziale sta quindi soprattutto nella capacità di intercettare momenti ad alta intenzione.

Come iniziare a fare pubblicità su ChatGPT

Con la disponibilità del self-service, l’accesso non richiede necessariamente il contatto diretto con il team commerciale di OpenAI. Le aziende che operano in un Paese abilitato possono registrarsi direttamente tramite Ads Manager e configurare il proprio account pubblicitario. In termini generali, il processo comprende:

  1. creazione dell’account pubblicitario;
  2. configurazione dell’inserzionista;
  3. creazione della campagna;
  4. definizione dell’obiettivo;
  5. configurazione dei gruppi di annunci;
  6. preparazione delle creatività;
  7. scelta della pagina di destinazione;
  8. definizione del budget;
  9. selezione geografica dei mercati;
  10. monitoraggio dei risultati e delle conversioni.

La piattaforma è ancora relativamente giovane e OpenAI sta ampliando progressivamente strumenti e funzionalità. Chi decide di sperimentarla dovrebbe quindi considerare le prime campagne soprattutto come una fase di test e raccolta dati.

Quali metriche controllare nelle prime campagne

Il rischio, quando nasce un nuovo canale pubblicitario, è concentrarsi esclusivamente sulla novità. Per capire se ChatGPT Ads può realmente generare valore sarà invece necessario applicare gli stessi criteri utilizzati negli altri canali di performance marketing. Tra i dati da osservare ci saranno inevitabilmente impression, clic, CTR, costo del traffico e conversioni, ma per molte aziende sarà ancora più importante analizzare cosa accade dopo il clic. Qualità della visita, permanenza sul sito, richieste di contatto, iscrizioni, vendite e costo di acquisizione saranno gli indicatori che permetteranno di capire se il traffico proveniente da ChatGPT possiede caratteristiche differenti rispetto a quello generato da search e social advertising.

L’utilizzo di parametri UTM nelle landing page permetterà inoltre di distinguere chiaramente il traffico proveniente dalle campagne ChatGPT all’interno degli strumenti di web analytics.

ChatGPT diventa anche una piattaforma pubblicitaria

L’introduzione di Ads Manager rappresenta anche un passaggio strategico per OpenAI. ChatGPT non è più soltanto uno strumento basato su modelli di intelligenza artificiale, ma un ecosistema che comprende abbonamenti, servizi enterprise, API e ora anche advertising.

L’evoluzione è stata rapidissima. Dopo il lancio di modelli sempre più evoluti – come raccontato anche nell’approfondimento di FullPress su GPT-5 e l’evoluzione di ChatGPT – OpenAI sta progressivamente costruendo intorno all’assistente una vera piattaforma economica e commerciale.

ChatGPT Ads è già un canale sul quale investire?

La risposta, per il momento, non può essere uguale per tutte le aziende. ChatGPT Ads è un canale giovane e mancano ancora serie storiche sufficienti per confrontarne in maniera affidabile costi e performance con Google Ads, Meta Ads o altri ecosistemi pubblicitari consolidati. Questo non significa che debba essere ignorato. Per aziende che dispongono già di campagne strutturate e di sistemi affidabili di misurazione delle conversioni, può essere interessante destinare una quota limitata del budget a una fase sperimentale.

L’obiettivo iniziale dovrebbe essere soprattutto comprendere che tipo di utenti arrivano da ChatGPT, quali conversazioni generano opportunità commerciali e quale qualità possiede questo traffico.

L’advertising entra nell’era delle conversazioni

L’arrivo del self-service di ChatGPT Ads in Italia e in Europa va quindi ben oltre l’apertura di un nuovo advertising manager. Segna l’ingresso dell’intelligenza artificiale conversazionale nel mercato pubblicitario su larga scala. Per anni le aziende hanno cercato di comparire quando una persona digitava una determinata parola su Google oppure quando apparteneva a un determinato pubblico sui social network. Ora si apre una terza possibilità: essere presenti mentre una persona sta spiegando a un’intelligenza artificiale ciò di cui ha bisogno. Per marketer e advertiser la domanda potrebbe quindi cambiare. Non soltanto: “Per quale keyword voglio essere trovato?”. Ma anche: “In quale conversazione il mio prodotto può diventare una risposta pertinente a un bisogno reale?” È probabilmente da qui che inizierà una delle trasformazioni più interessanti del digital advertising dei prossimi anni.

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Informazioni su Anna Bruno 2.414 Articoli
Anna Bruno è giornalista professionista con oltre venticinque anni di esperienza nel settore della comunicazione digitale, dell’innovazione e del giornalismo tech. Ha collaborato con quotidiani e magazine seguendo l’evoluzione di internet, dei media e delle tecnologie emergenti. Direttrice responsabile di FullPress.it e cofondatrice di FullPress Agency, è autrice dei libri Digital Travel e Digital Food (Flaccovio Editore), e lavora come consulente e docente nei settori del marketing digitale, del business online e della trasformazione digitale per PMI e professionisti.

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