Google Panda esalta i contenuti ma la pubblicità non si adegua

In attesa che Google Panda faccia il suo ingresso nel Web italiano, molti operatori sono in ansia spasmodica. Google Panda esalta i contenuti di qualità ma la pubblicità non se ne accorge.

Arriva Google Panda ma la pubblicità non si adeguaArriva Google Panda ma la pubblicità non si adegua

Continua la trepida attesa in Italia di Google Panda, il nuovo aggiornamento di Google lanciato da alcuni giorni in tutti i Paesi di lingua inglese e da fine febbraio negli Stati Uniti. Google Panda, così come è nelle intenzioni della corporate di Mountain View, dovrebbe eliminare dall’indice delle ricerche (dette SERP) i siti che contengono contenuti duplicati e di scarsa qualità. In Italia l’attesa incute ansia e timore perché il nostro Web non è messo molto bene da questo punto di vista. Diverse società, alcune anche per azioni, comprano contenuti al “mercato nero” dell’editoria pagandoli pochi centesimi o addirittura a percentuali sulla pubblicità Google AdSense.

Altre corporate, sempre italiane ma con ambizioni internazionali, aggregano i contenuti degli altri senza riconoscere il diritto d’autore che pure vige (fortunatamente) ancora  in Italia. Ma non solo. Con una prepotenza degna degli arroganti, ottengono il massimo rendimento dai contenuti degli altri con ricavi pubblicitari che quasi sempre vengono sottratti all’avente diritto dello sfruttamento dell’opera.

E’ curioso notare come i “Centri media”, società che comprano e vendono pubblicità a chilo, sono soliti fare advertising proprio sui siti “sfruttatori” ignorando, nella quasi totalità dei casi, le piccole realtà dove il contenuto non solo è di qualità ma anche di proprietà.

Ed ora arriva Google Panda. Quando sarà attivo in Italia non è dato sapere ma i suoi effetti si conoscono grazie all’implementazione avvenuta nei Paesi anglofoni. Che elimini dalle SERP i siti sanguisuga e sfruttatori di contenuti (oltre che del sudore) altrui? Che spazzi via i siti che copiano ed incollano con arroganza senza citare la fonte e senza curarsi delle note editoriali del sito clonato che pure le espone?

Comunque vada, spero che Google capisca quali sia la reale paternità del contenuto oltre che esaltare, così come dichiarato dallo stesso Big G, la qualità. Il colpo di grazia di Google e questo significativo aggiornamento, però, non deve essere ignorato dai pubblicitari che non possono e non devono comprare e vendere pubblicità a chilo. La spasmodica ricerca della qualità da parte di Google non può essere ignorata dagli advertiser. Che si adegui anche la pubblicità, che spesso rappresenta l’unica voce d’entrata per l’editore, la qualità non ha il prezzo di un click.

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