Wi-Fi libero in attività commerciali: ok con Decreto del Fare

Il wi-fi resta libero in locali, ristoranti, alberghi e attività commerciali: ecco cosa è successo per l’approvazione del Decreto del Fare.

Wi-Fi liberoWi-Fi libero

Sembrava che non ci fossero più speranze per i fautori del vero wi-fi libero ma ieri sera in Commissione Bilancio della Camera l’impresa di rendere fruibile la connessione all’interno di attività commerciali è riuscita.
Ricordiamo in breve le fasi che hanno portato a questa decisione: nel novembre 2010 l’allora Ministro Roberto Maroni annunciò che, a partire dal 1° gennaio 2011, sarebbero decaduti gli obblighi di registrazione dei dati degli utilizzatori di connessione, all’interno di locali e attività pubbliche.
La norma precedente – il Decreto Pisanu – fu agli albori realizzata con finalità antiterrostiche ma andava palesemente a rallentare la diffusione della connettività in Italia.
Non solo: le precedenti procedure necessarie per poter offrire ai proprio clienti il Wi-Fi libero erano piuttosto lunghe e complicate.
Dopo la sospensione del Decreto Pisanu ci si è però ritrovati nella situazione di dover comunque tracciare i codici di smartphone, tablet e altri device: una situazione difficlmente gestibile da parte di chi avrebbe voluto offrire questo servizio.
Non solo, per essendo venuto meno il Decreto, non c’era fino ad oggi una legge che andasse a chiarire i limiti della situazione.
Ieri sera, dunque, nel Decreto del Fare, all’articolo 10 del decreto, si è riusciti a stabilire che l’obbligo di identificazione personale degli utilizzatori dovrà avvenire solo nel caso in cui l’offerta di connettività gratis sia di fatto l’attività prevalente del titolare.
Nel caso quindi di bar, hotel, negozi vari, ristoranti e così via, non ci sarà più alcun obbligo precedente.

Ecco, per maggior precisione, il testo approvato ieri sera: “L’offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite rete WIFI non richiede l’identificazione personale degli utilizzatori. Quando l’offerta di accesso non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore del servizio, non trovano applicazione l’articolo 25 del codice delle comunicazioni elettroniche di cui al decreto legislativo 1° gennaio 2003, n.259 e successive modificazioni, e l’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, e successive modificazioni“.
L’iter però non è ancora concluso, sebbene si pensi che non vi saranno stravolgimenti: il testo definitivo dovrà infatti prima passare dalla Camera e dal Senato.

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