Google colpisce i siti di contenuti duplicati, di scarsa qualità e aggregati, parola di Matt Cutts

Google alla fine è uscito allo scoperto. Lo ha fatto nel più elementare ed ufficiale dei modi con una dichiarazione, sul blog di Big G, da parte di Matt Cutts, il “front man” di Google lato antispam. Matt Cutts ha dichiarato che nel 2010 Google ha lanciato due algoritmi volti a colpire i siti con contenuti di scarsa qualità (maggio e ottobre o gennaio e ottobre?). Con questa dichiarazione si sta delineando un quadro più o meno completo sulla situazione in casa Google.

Contenuti di qualitàContenuti di qualità

Le dichiarazioni di Matt Cutts sui contenuti di qualità e sulle cosiddette Content Farms (fabbriche di contenuti) hanno scosso l’ambiente Internet. In queste ora si moltiplicano le considerazioni su cosa abbia voluto dire Matt Cutts nella sua dichiarazione che ha lasciato, come al solito, un alone di mistero. L’ingegnere di Google considerata la voce dell’antispam è stato fin troppo eloquente con la sua dichiarazione che recita più o meno così: Google combatte i contenuti considerati di scarsa qualità al fine di restituire risultati sempre più puliti nelle SERP.  La frase non lascia scampo: al bando aggregatori che succhiano “sangue” a chi produce i contenuti, al bando siti costruiti per AdSense, al bando siti che non producono valore. Volendo analizzare ancora più da vicino queste dichiarazioni partendo dalla “rivoluzione Google 2010” ecco le personali considerazioni.

  1. Contenuti di qualità
    Su cosa sia un contenuto di qualità credo non ci siano molti dubbi se la valutazione viene fatta da un essere pesante. Personalmente sono molto scettica su cosa significhi per un algoritmo di Google “contenuto di qualità”.  Per quanto le tecnologie si siano fortemente evolute ci sono degli argomenti che possono essere preda solo del “pensiero dell’uomo”. Come fa Google a definire se un sito abbia o meno contenuti di qualità se non affidandosi ad altri algoritmi che considerano parametri come link verso un sito, trust, anzianità di un dominio, etc. Se così fosse a questo punto mi verrebbe da chiedere a Google (se avesse un volto umano): se i contenuti devono essere di qualità (su questo sono più che d’accordo) non pensi che anche i link debbano essere di qualità e non artificiali o nascosti come tante volte mi è toccato vedere in alcuni siti ancora oggi nelle prime posizioni delle SERP in chiavi anche molte competitive?
  2. Content farms o fabbriche di contenuti
    Matt Cutts ha scritto, senza troppi giri di parole, che Google ha dichiarato guerra alle fabbriche dei contenuti (content farm). Chi, come me, ha scelto la professione giornalistica non può che esultare di fronte ad una dichiarazione come questa. I “contenuti a chilo” non mi sono mai piaciuti a tal punto che parlando nei mie spazi editoriali (questo sito, blog personale, blog di FullTravel.it, etc.) e nelle discussioni pubbliche e private a cui ho partecipato, ho fatto sentire il mio grido di allarme verso i pseudo editori e giornalisti dell’ultima ora in più di una circostanza. Pagare un articolo a 2 euro, credo sia un insulto a chi scrive e a chi legge. Qualche mese fa mi è capitato di leggere in un forum molto popolare un annuncio di lavoro che recitava più o meno così: cercasi articolisti per copia e incolla con retribuzione a 50 centesimi. La mia reazione ve la lascio immaginare, in questo caso non è stato solo insultato il professionista del mondo dell’informazione ma anche la dignità dell’uomo. Sì, è vero, il web non premia il contenuto in termini di introiti pubblicitari (unica forma di entrata ad oggi), ma da qui a “comprare la dignità di una persona” a 0,50 centesimi ce ne passa. La dichiarazione di Matt Cutts, mi dovrebbe far ben sperare. Chi opera nel settore dei contenuti di qualità ne beneficerà, finalmente, sia esso un editore o un service editoriale (società che realizza contenuti originali e di qualità per terzi) e forse qualche SEO editore dovrà rivedere il proprio network.
  3. Morte dei siti di comunicati stampa
    E’ evidente che le dichiarazioni di Matt Cutts non lasciano scampo ai siti di “comunicati stampa” poiché il contenuto è duplicato. Certo,  un comunicato stampa deve essere un contenuto unico perché rappresenta la voce ufficiale, ma in questi anni nel Web è stato usato in modo improprio. A questo punto mi preme riportare la storia di FullPress.it (dalle ceneri di FullPress.it è nato l’attuale FullPress), il primo contenitore in Italia di comunicati stampa tecnologici la cui storia inizia nel lontano 1998. In quegli anni scrivevo per diverse riviste cartacee specializzate in Internet e Viaggi. Ricevevo una mole di comunicati stampa da parte dell’agenzie di comunicazione. Un giorno pensai di mettere a disposizione questo materiale ai colleghi giornalisti. Nasce così FullPress.it che nel febbraio 1999 fu registrato come testata giornalistica quando al Tribunale ancora non si conoscevano le modalità. Da allora sono passati oltre 2 lustri ma FullPress.it è rimasto in piedi nonostante un abbondare di siti cloni che al grido “con i comunicati stampa si fa marketing” (non avevo pensato assolutamente a questo quando fondai FullPress Agency e creai FullPress.it) hanno attirato comunicatori provenienti da agenzie di comunicazione blasonate, con sedi anche all’estero, nei contenitori spazzatura figli di un WordPress (software per la gestione dei contenuti, in particolare di blog) mal usato e di un business stuprato. Alla fine tutti vincitori: i comunicatori che potevano vendere la rassegna stampa a chilo al proprio cliente e i proprietari dei siti che guadagnavano a sbafo grazie a Google AdSense. Dopo le dichiarazioni di Matt Cutts, invece, tutti perdenti. E FullPress.it? Il sito ha fatto posto a FullPress.info, il contenitore che ospita questo articolo, e continuerà a vivere perché rappresenta, a modo suo, la storia dell’informazione tecnologica in Italia. Non è più un contenitore di comunicati stampa, per la verità non lo è più da tempo, ma è un magazine di cultura tecnologica che da mesi è cambiato, non solo nella grafica ma anche nel contenuto, che ora è realizzato dalla redazione e da autori che hanno ancora voglia di dare il proprio contributo a questo sito con contenuti originali e di qualità.
  4. Morte degli aggregatori
    Non posso nascondere la mia esultanza. Ho sempre mal tollerato i siti che aggregano i contenuti di altri e che, per i motivi di cui al primo punto (link artificiali, etc.) unito a qualche “gioco di prestigio” di qualche SEO, si posizionano nelle SERP di Google anche prima degli altri (spesso manipolandole). Nella quasi totalità dei casi questi siti sono imbottiti di pubblicità (Google AdSense in primis) e violano nella maggior parte dei casi le norme sul diritto d’autore. Alcuni siti sono diventati così importanti tanto da essere amministrati da società per azioni. I sanguisuga sono dei parassiti che ho sempre odiato. Evidentemente ora anche Google ha scritto la parola fine. Se non vedo scomparire gli aggregatori dalle SERP, però, non ci credo.
  5. Spiegazione di cosa è successo ad Ottobre 2010 quando molti siti hanno iniziato a perdere traffico
    Finalmente arrivano le proprie dichiarazioni di Google. Le attendevamo come quando si aspetta che passi il cadavere del nemico sull’argine di un fiume . Qualche mese fa ho scritto un articolo sulla situazione che si è venuta a creare nell’ottobre del 2010, quando diversi siti hanno perso traffico da Google. L’articolo ha come titolo: Calo di traffico Google, cosa è successo ad alcuni siti dal 21 ottobre? E’ ancora presente in questo sito ma non lo cercate su Google, per un motivo che non conosciamo, Google indicizza nelle SERP i nostri articoli ma decide di non mostrarli. Contenuto di scarsa qualità? Leggete l’articolo e decidete voi. In fondo, per me e per FullPress.it, siete voi a doverci giudicare e non un algoritmo di Google. In ogni caso le dichiarazioni di Google possono far pensare al lancio dell’algoritmo (ne abbiamo lanciati due nel 2010 ha dichiarato Mountain View) nel mese di ottobre. Questo nuovo algoritmo ha sicuramente regalato risultati positivi ma tanti altri negativi.
  6. Algoritmo di Google sulla qualità dei contenuti, falsi ne
    gativi e falsi positivi
    Come spesso accade, il lancio di un algoritmo di Google lascia degli strascichi non da poco. Succede anche in medicina: spesso un farmaco porta benefici ma anche effetti collaterali. Nel nostro caso, per ciò che concerne questo sito, non posso che parlare di falso negativo. Google sembra premiarci ogni giorno in Google News ma non fa altrettanto in Google organico. Sì, sono conscia che si tratta di dipartimenti separati, ma visto che Google considera diversi fattori come premianti o penalizzanti per un sito, perché non considera i siti di qualità di Google News come altrettanto importanti in Google organico? Misteri di un motore di ricerca. Un altro eloquente falso negativo  è Webmasterworld.com, community molto nota tra i SEO, che nell’ottobre del 2010 ha perso una quantità inimmaginabile di traffico. A questi falsi negativi (molti siti di qualità sono letteralmente scomparsi dalle SERP) sono rimasti in vita tanti siti spazzatura che sono risultati positivi all’algoritmo di Google. E’ sufficiente vedere le SERP per capire. Evidentemente Google ha deciso di premiare la velocità di un sito (quelli scarichi di contenuti sono i più veloci) al fine di migliorare i risultati in tempo reale che a volte lasciano molte perplessità.
  7. Qualcosa è cambiato in Google
    Qualche giorno fa i media di tutto il mondo hanno riferito del cambio al vertice di Google. Dopo dieci anni (non bazzecole) Eric Schmidt ha lasciato il posto da CEO in Google al fondatore Larry Page. Questo cambio di vertice mi ha lasciato non poche perplessità. Google copia il modello Apple dove al vertice c’è il suo fondatore Steve Jobs (da qualche giorno in permesso per malattia)? I fondatori di Google non sono più contenti del business della società e decidono di mettersi al timone? Comunque sia andata, c’è qualcosa di poco chiaro  e che, a mio avviso, è frutto di nuovo strategie di Big G.
  8. Pubblicità di Google (AdWords) sempre meno performante
    I nuovi cambiamenti di Google sono il frutto, a mio avviso, anche di una ricerca di siti di qualità da parte di Google poichè (forse) i “siti farlocchi zeppi di AdSense” stanno facendo perdere clienti e credibilità a BIG G sul versante pubblicitario. Non dimentichiamo che la prima fonte di business di Google rimane la pubblicità (Google AdWords)  e Google AdSense, che permette la pubblicazione degli annunci pubblicitari su siti di editori (anche quelli presunti), in questi anni ha cercato solo di fare massa critica trascurando il contenuto di “qualità”. Evidentemente i clienti non hanno gradito e ora Google corre ai ripari. Quale migliore soluzione di una bella sforbiciata senza mezzi termini?
  9. Pubblicità di Google sempre più presente nel circuito AdSense
    Da qualche mese si nota una pubblicità sempre più in aumento da parte del motore di Mountain View che promuove gli stessi servizi del motore. L’editore non conosce quanto Google realmente paga per questa pubblicità che promuove servizi di Big G, sono certa che però la partecipazione all’asta di AdWords è andata deserta perchè nessun altro cliente ha partecipato. Tradotto in poche parole: la pubbliictà potrebbe essere anche gratuita e l’editore ne è ignaro. Non ho provato a filtrarla dal pannello di AdSense per gli annunci indesiderati. Potrebbe essere un’idea contro lo smart price di Google e al gratis non concordato. Che Google tema la sua leadership nel web? Se per qualcuno questo è un segno di potere per me è un evidente segno di debolezza.
  10. Google e diritto d’autore, a Mountain View non vogliono problemi
    E’ evidente che i contenuti, che da sempre hanno fatto la ricchezza del Web e di Google, oggi sono diventati ingestibili. Il tempo reale ha bisogno di restituire risultati freschi e pertinenti. Non sempre è così. La ricchezza di Google sta oggi diventando anche la “sua ossessione”. In tutto il mondo è iniziata la mobilitazione per il rispetto del “diritto d’autore”. Negli Stati Uniti si è dovuto ricorrere a regolamenti seri al fine di emarginare questa emorragia, in Francia la situazione è abbastanza da mano pesante per chi viola il diritto d’autore, in Italia la FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) ha già ottenuto un mezzo successo sui diritti pubblicitari dei contenuti in Google News. A Google è bene evidente che i contenuti hanno una paternità e sulla scorta di quello che è già accaduto con Microsoft che è stata portata in tribunale più volte per abuso di potere, evidentemente avranno pensato di frenare sul “contenuto libero non autorizzato” al fine di non passare da un tribunale ad un altro. I più maligni, infine, pensano che Google abbia fatto tutto questo perché vuole avere il potere assoluto sui contenuti, l’unico re incontrastato del web. “The contenti is the king

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