Aggregatori di notizie, l’editore va pagato

Arriva dalla Gran Bretagna un’interessante sentenza che presto potrebbe riguardare anche l’Italia. I siti di aggregazione di notizie devono pagare gli editori che forniscono il contenuto delle pagine. Come si sa la casistica la fa da padrone in casi di contenziosi e l’esperienza britannica potrà essere un buon viatico per gli editori anche in Italia.

Aggregatori di notizie devono pagareAggregatori di notizie devono pagare

L’Alta Corte di Giustizia britannica ha accolto le richieste di risarcimento di alcuni editori per ogni link con relativa notizia (ndr anche di qualche riga) presente in siti di aggregazione e similari. Il materiale prodotto dagli editori, anche online, è coperto da diritto d’autore.

Gli aggregatori di notizie e il giornalismo stuprato
C’è chi lo chiama link journalism ma credo che a nessuno con un minimo di buon senso verrebbe di abbinare la parola giornalismo ad un sito che fa aggregazione di news. Il primo a prelevare le notizie e a impaginarle simulando il lavoro di un redattore, è stato Google News. Dietro a Google News non c’è nessun giornalista a lavoro ma solo software che, in base a dei criteri che in nessun modo hanno a che fare con il mondo del giornalismo, stabilisce le priorità. Sulla scorta di quello che Google News fa da anni (gli editori scelgono di far parte di Google News o meno) e che sta facendo discutere non poco la categoria degli editori di tutto il mondo, da qualche tempo il Web è stato “sporcato” da aggregatori di notizie che prelevano notizie da tutti i siti. Spesso dietro a siti che aggregano notizie ci sono anche società per azioni e non solo smanettoni come l’immaginario collettivo vorrebbe, che sfruttano alcuni bug di Google per scalare le posizioni nella ricerca organica (quando Google capirà che in questi siti si celano scambi link?). In Italia le SERP di Google sono sporcate da queste trovate figlie di programmatori di software senza scrupoli che in cambio di qualche briciolo di ricavo (spesso da Google AdSense) non rispettano le leggi dello Stato e il lavoro altrui.

Gli aggregatori di notizie di Google News sono illegali
Nella maggior parte dei casi gli editori ignorano quello che sta succedendo. In caso di richiesta di rimozione delle proprie news da questi contenitori spesso si sentono rispondere che le notizie provengono da Google News, quindi non è possibile rivendicare nulla. Fatta la legge trovato l’inganno? Per nulla! Le notizie aggregate da Google News ed inseriti in sito con anche solo un rigo di pubblicità (scopo di lucro) sono illegali. Lo scrive Google. Quindi? I proprietari dei siti di aggregazione notizie o di contenuti copiati ed incollati vanno denunciati per violazione delle norme sul diritto d’autore.

Gli aggregatori e la legge sul diritto d’autore
In Italia vige la legge sul diritto d’autore (22 aprile 1941, n. 633) che puntualmente ogni giorno viene violata anche da siti la cui proprietà è legata a società. I siti degli smanettoni, è inutile sottolinearlo, sono i peggiori esempi poiché nella maggior parte dei casi si basano su due modalità per “rubare” contenuti altrui (tutti i contenuti sono regolati dalla legge sul diritto d’autore a meno di altre specifiche espressamente segnalate dall’editore): copia e incolla o aggregazione di contenuti.

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