Filtri peer to peer bocciati dall'Unione Europea: sì al web libero

I filtri peer to peer sono stati bocciati dall'avvocato generale dell'Unione Europea, ritenuti non rispettosi della libertà dei cittadini e del diritto d'informazione.

Filtri peer to peer: il no dell'EuropaFiltri peer to peer: il no dell'Europa

Da diversi anni le aziende di telecomunicazioni si interrogano sull’opportunità di limitare, con appositi filtri, il peer to peer, pratica per lo più illegale – ma non necessariamente tale – utilizzata per lo scambio di file. Solo qualche settimana fa abbiamo parlato qui su FullPress della decisione di Telecom Italia di filtrare il peer to peer, allo scopo di razionalizzare le risorse di banda e di consentire dunque a tutti di navigare a velocità minima garantita.
Arriva un parere contrario all’applicazione di filtri ai siti che fanno P2P e stavolta è una voce piuttosto autorevole: si tratta infatti dell’opinione di Cruz Villalon, avvocato generale dell’Unione Europea.
Villanon si è espresso sulla questione filtri al peer to peer, sulla base del contenzioso aperto da ormai 7 anni tra il provider Scarlet Extendend e Sabam (un organismo del Belgio che potremmo paragonare alla Siae in Italia).
Da più parti si alzano voci che vorrebbero far sì che i provider apportassero degli accorgimenti tecnici tali da limitare la velocità di download da sistemi di peer2peer, così da inibirne indirettamente l’uso, cercando perciò di tutelare il diritto d’autore.
Non sembra essere dello stesso parere l’avvocato Villanon che fa riflettere sul fatto che, secondo lui, con un provvedimento del genere si ledono tre diritti specifici:
1) protezione dei dati personali degli internauti;
2) segreto delle comunicazioni;
3) libertà di informazione.
L’uno è strettamento collegato all’altro, come intuibile.

Limitare il web con dei filtri, a titolo preventivo e magari anche in casi affatto lesivi del diritto d’autore, è dunque una soluzione non adeguata alla risoluzione della causa tra i due contendenti (e della questione perr to peer tout court).
Tra l’altro, il sistema di filtri proposto avrebbe dei costi di applicazione che graverebbero solo sui provider che, a questo punto, sarebbero anche investiti di un’ulteriore peso: la responsabilità giuridica di ciò che finirebbe in rete, se illegale.
Infine, l’Unione Europea non può intimare l’applicazione dei filtri se all’interno dello Stato nel quale si è aperto il contenzioso non esiste normativa nazionale specifica e applicabile alla questione.
Sebbene il parere espresso da Villanon sia molto influente, precisiamo che si tratta di un intervento assolutamente non vincolante: per il verdetto definitivo in merito bisognerà comunque attende il pubblico pronunciamento della Corte di Giustizia europea. Tuttavia, è da notare quanto il parere dell’avvocato generale di questo organo comunitario sia generalmente rispettato.

E’ dunque iniziata una fase di maggior apertura del web? I filtri saranno davvero banditi o verrà trovato un compromesso per tutelare tanto i diritti degli utenti del web, quanto quelli degli autori di opere coperte da copyright? Sicuramente questo primo parere, abbastanza netto e autorevole, aprirà il dibattito, in vista della sentenza definitiva.

Se vuoi rimanere aggiornato su Filtri peer to peer bocciati dall'Unione Europea: sì al web libero iscriviti alla nostra newsletter settimanale

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*