eBay e prodotti contraffatti, l'UE ammonisce

La vendita di prodotti contraffatti su eBay non piace affatto all’Unione Europea che, con un’ammonizione, mette in guardia il colosso del web: attenzione a non sconfinare in reati gravi.

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Lo spunto arriva dalla battaglia legale tra L’Oreal e eBay: l’Unione Europea – per voce della Corte di Giustizia – si è formalmente espressa nei confronti della più grande realtà di compravendita e aste online, a proposito della vendita di prodotti contraffatti.
Pur non potendo imputare ad eBay la responsabilità diretta delal comparsa di annunci ed aste incentrate sulla vendita di materiale contraffatto che copia le creazioni di grandi marchi, l’EU punta il dito sul sistema offerto da eBay per reclamizzare con più evidenza gli annunci stessi.
In pratica la Corte di Giustizia europea ammonisce su un potenziale ruolo attivo da parte di eBay, dal momento che dà strumenti a pagamento per pubblicizzare le offerte, offre assistenza e ha accesso ai dati: in questo caso eBay diventerebbe complice del reato di contraffazione e di abuso di trademark poichè cosciente di quanto sta avvenendo sulla piattaforma.
Non ci sarebbero invece responsabilità nel caso di normale comparsa di annunci di vendita, quindi di semplice visualizzazione. A meno che i legittimi proprietari dei marchi non richiedessero la cancellazione degli annunci stessi e che quindi eBay si rifiutasse o ignorasse la richiesta.
Questo il sunto di quanto la Corte Europea di Giustizia ha tenuto a precisare, partendo dagli esisti del procedimento giudiziario intrapreso da L’Oreal. L’azienda di cosmetici nel 2007 ha infatti intentato causa a eBay per non aver impedito la vendita di profumi falsi e di campioncini, tester o prodotti non destinati alla vendita tout court e alla vendita in alcuni specifici Stati dell’Unione Europea in particolare.
Da qui la riflessione più ampia sulle responsabilità di eBay che, pur non potendo vigilare sull’enormità di annunci postati, a parere della Corte dovrebbe evitare di mettere in evidenza aste e vendite “incriminate” o a rischio contraffazione, cercando al contempo di verificare più attentamente gli annunci.
La questione è tutt’altro che chiusa: è giusto ritenere responsabile chi offre un spazio, una “bancarella virtuale”? Pur parlando di “ruolo attivo”, fino a che punto si può ritenere che questo player possa “spingere” gli annunci e gestire i dati anche di chi non rispetta le norme e vende prodotti contraffatti?

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