23 giugno 2017

Su Youtube si pagano views false di botnet? Scoop del Financial Times

Google nel mirino: farebbe pagare su Youtube visualizzazioni anche finte – di botnet – agli inserzionisti. E’ il parere del Financial Times che cita una specifica e nuova ricerca europea.

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Il Finalcial Times ha pubblicato un articolo che sta destando molto chiacchiericcio ed attenzione.
Stando ai giornalisti della testata, infatti, Google farebbe pagare anche le finte visualizzazioni agli inserzionisti che spendono budget per pubblicizzare servizi e prodotti su Youtube.
Nell’articolo in questione viene citata una ricerca condotta da un gruppo di lavoro europeo, secondo il quale il sistema di conteggio delle visualizzazioni di video caricati su Youtube prenderebbe in considerazione – ai fini pubblicitari – anche le finte views che, ad esempio, vengono generate dal passaggio dei botnet.
Nel team che ha portato avanti l’esperimento c’è anche un italiano: si tratta di Stefano Traverso, al lavoro insieme a Ruben Cuevas, Albert Banchs, Miriam Marciel, Roberto Gonzalez, Mohamed Ahmed e Arturo Azcorra.
Il team ha provveduto anzitutto a caricare alcuni video su un canale Youtube, procedendo inoltre alla creazione di specifici software bot. Nel mentre, si è acquistata pubblicità sulla piattaforma.
A questo punto si è fatto partire effettivamente il cuore dell’esperimento: i bot sono stati indirizzati proprio su questi video.
Andando a questo punto a controllare i dati di visualizzazione dei suddetti video, il team ha potuto notare che Google ha indicato come reali soltanto 25 visualizzazioni. Tuttavia il sistema di conteggio di AdWords – dunque relativo alla pubblicità – ha evidenziato una cifra ben diversa: 91 visualizzazioni.
Questo, in estrema sintesi, vuol dire che l’inserzionista avrà pagato per 91 views tramite AdWords, benchè un altro strumento di Google avesse identificato perfettamente le visite finte ad opera dei bot.
L’esperimento porterebbe a galla un duplice comportamento da parte del colosso dei motori di ricerca: trame strette quando si tratta di pagare lo youtuber, andando ad indicare il numero reale di visualizzazioni, scartando dunque i passaggi fasulli degli appositi software. Trame larghe quando invece è Google a riscuotere dagli inserzionisti.
Per poter approfondire numeri, tesi, metodi e risultati, si consiglia di visionare il documento ufficiale disponibile all’indirizzo http://arxiv.org/pdf/1507.08874v1.pdf.

Una reazione da parte di Google c’è stata e, ad onor del vero, non si è fatta attendere molto: dopo la comparsa dell’articolo del Financial Times, da Mountain Views si è anzitutto spiegato che la questione del traffico non valido viene presa seriamente in considerazione, dal momento che ci si avvale di strumenti e di persone deputate proprio a filtrare correttamente click e dati.
Si è poi dichiarato che a breve i risultati del suddetto studio verranno discussi con tutto il team di ricerca al completo, per poter entrare nel merito del problema e trovare nuovi strumenti validi per poter lavorare meglio.
La questione è al tempo stesso spinosa ma anche molto interessante e certamente farà scuola da qui a poco, tanto per Google quanto per youtubers ed inserzionisti.
E’ bene tener presente che da Google non ci si è ancora espressi in maniera esaustiva e dettagliata circa i risultati della ricerca e dunque è probabile che, dopo l’incontro con il team di ricerca e le contromosse opportune, arriveranno chiarimenti più specifici dei quali certamente torneremo a parlare.

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