17 agosto 2017

Corso di fotografia. L'inizio: il circolo di confusione

Ho scoperto che la mia macchina digitale ha un cerchio di confusione pari a 0,06. Cosa significa? Ha per caso a che fare con la distanza iperfocale e con la profondità di campo?

Partiamo dall’inizio, cioè dalla distanza di visione. La regola per osservare correttamente una fotografia è di metterla ad una distanza pari alla misura della sua diagonale. Perciò, se una fotografia è stata stampata nel formato 20×25 per guardarla bene dovremo metterla ad una distanza di 32 cm. Perché?
Perché l’occhio umano “sano”, ovvero né miope né presbite, ha un potere risolvente limitato e legge tutti i cerchietti che hanno un diametro uguale a 0.20 mm come se fossero dei punti: osservando la foto dalla distanza di visione corretta l’occhio non commetterà “errori” di lettura.
Quando il diametro del cerchietto è superiore o inferiore a 0,20mm l’occhio vedrà delle sbavature nei contorni e l’immagine ci apparirà fuori fuoco.
Proviamo a spiegarlo meglio: mettendo a fuoco un’immagine, ogni suo punto viene proiettato sul piano pellicola e questo punto corrisponderà al vertice di un cono. Se l’ottica è di buona qualità e se abbiamo focheggiato bene il puntino sarà infinitesimale, altrimenti avrà la forma di un cerchietto con un diametro più o meno grande.
Ecco, questo è il cosiddetto “circolo di confusione”. La sua dimensione dipende dal tipo di fotocamera che stiamo usando e dal fattore di ingrandimento della stampa fotografica: più questa si ingrandisce e più si sfocano i particolari, più la guardiamo da vicino e più difetti vedremo. Per sapere di volta in volta quanto è grande il nostro circolo di confusione dovremo dividere il valore di partenza per il fattore d’ingrandimento. Quindi una foto 20×25 ottenuta dalla stampa a contatto di un negativo di uguale misura, e quindi con un rapporto d’ingrandimento 1:1, avrà il circolo di confusione pari a 0,20 mm. Se invece stampiamo una fotografia 20×25 partendo da un negativo 24×36, che ha una diagonale di 43mm, il nostro originale risulterà ingrandito di 7,56 volte, e quindi il suo circolo di confusione sarà pari a 0,026 mm. I sensori delle fotocamere digitali, tranne quelli delle costose reflex “full frame”, sono molto più piccoli del tradizionale formato 35mm, e ovviamente anche il loro cerchio di confusione è più piccolo. In parole povere, questo significa che con una macchina fotografica digitale non potremo stampare foto molto grandi, altrimenti incapperemo nell’effetto del “fuori fuoco”.

Come si può ridurre al minimo il problema? Diaframmando di più. Se chiudiamo le lamelle del diaframma i raggi di luce proiettati sul piano pellicola saranno meno inclinati, il vertice del nostro cono avrà un angolo più acuto e il cerchio di confusione sarà più piccolo di quello ottenuto con diaframmi più aperti.
Per avere la sensazione di una maggiore nitidezza è poi spesso conveniente utilizzare un grandangolo. Il soggetto ripreso avrà dei dettagli più piccoli e tutta la scena sembrerà più a fuoco.
Non dimentichiamo poi la regola dei fotoreporter: “f:8 and be there” ovvero imposta un diaframma 8 e stai sul posto giusto che la foto certamente la porti a casa.
Tuttavia c’è da dire che con le ottiche disegnate per il digitale il risultato ottenuto usando il diaframma 8 non è paragonabile a quello ottenuto con le vecchie ottiche manuali. È vero che da un lato, per effetto del ritaglio dell’immagine (crop) imposto dalla piccola dimensione del sensore, per ottenere un’inquadratura analoga al 35mm ci allontaneremo dal soggetto guadagnando qualcosa sull’estensione della profondità di campo, ma è anche vero che gli obiettivi montati sulle digitali sono meno luminosi e ci impongono una chiusura maggiore di f:8, per cui sarà necessario almeno un f:11.

Resta infine sempre valido il suggerimento di utilizzare la distanza iperfocale, cioè quel valore da mettere sulla scala delle distanze per ottenere una messa a fuoco che va da circa la metà della distanza impostata fino all’infinito. E visto che sulle moderne ottiche le tacche della distanza iperfocale non sono più marcate, per calcolarne con precisione il valore può essere utile ricorrere alla formula generale f al quadrato diviso N per c più f, dove “f” è la lunghezza focale, “N” è il diaframma usato e “c” il circolo di confusione per un dato formato di stampa. Troppo complicato? Bene, allora si possono utilizzare dei diagrammi precompilati o dei programmi di calcolo scaricabili dal sito http://www.dofmaster.com.

 

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